Vincent Giampino
Stellen/Umlaut
· Residenza ·
A PARC una residenza del coreografo e performer Vincent Giampino al lavoro, insieme a Greta Francoli, su Stellen, parte del suo progetto Umlaut.
In Umlaut, una produzione TIR Danza, il teatro è la ri-coreografia del simbolico incorporato, una pressa per autodemolizioni. Uno degli strumenti coreografici utilizzati è il quoting, mezzo di riassemblaggio che pone il performer fuori dal tempo cronologico e opera come una dieresi sulla genealogia corporea, poiché l’origine è uno scarto continuo o, per meglio dire, il corpo è un rimando continuo di scarti in asincrono.
Stellen
Le bambine in piazzetta Testaccio per fare amicizia e giocare si chiedono “tu fai danza? Sì. Allora sai fare la spaccata?” Capita, poi, che inizino a sparpagliare nello spazio spaccate, ruote, ponti, brevi piroette e tentativi di verticali, mostrando a vicenda le proprie capacità.
stellen (porre, mettere) è l’ulteriore derivazione di umlaut (dieresi), il secondo solo del progetto che utilizza la spaccata come epitome della danza. Attorno e attraverso questa posizione si svilupperà un oggetto coreografico.
Il lavoro inoltre attraverserà molteplici definizioni e autodefinizioni del femminile non fermandosi mai a una sola immagine, ma variando continuamente, reinterpretandosi.
Vincent Giampino ha conseguito il BA presso la S.N.D.O. School for New Dance Development di Amsterdam. Nel 2017 il suo lavoro Panda Express, co-creato con Oneka Von Schrader, è stato finalista al “Prix Jardin d’Europe” di ImPulsTanz. L’anno seguente la sua creazione Extended symmetry è stata selezionata dal Network Anticorpi XL per la Vetrina della giovane danza d’autore di Ravenna. Nel 2019 è stato selezionato per la NID Platform di Reggio Emilia, nella sezione Open Studios, con Virtual2 e nel 2023 per quella di Cagliari con Umlaut. Oltre che in Italia, i suoi lavori sono stati presentati in Germania, Belgio e Olanda. Dal 2019 è artista associato di TIR Danza.
Attualmente è interessato alla definizione di un linguaggio coreografico attorno a un oggetto corporeo post-umano, che perde la propria centralità prospettica.




