Philippe Kratz
“O”
MIDNIGHT YOUTH
DUSK
· Residenza ·
Il coreografo Philippe Kratz in residenza a PARC per riallestire tre sue creazioni: “O”, MIDNIGHT YOUTH e DUSK.
“O”
L’idea alla base di “O” è l’eternità e il modo in cui il suo raggiungimento rappresenta l’obiettivo ultimo dell’umanità. Come nell’estate del 2017 a Hong Kong, quando, osservando due robot umanoidi che per la prima volta interagivano vocalmente tra loro, divenne chiaro che un futuro in cui la conoscenza umana accumulata sarebbe trasmessa attraverso la comunicazione di materia inorganica era ormai a portata di mano.
“O” può quindi essere interpretato come due esseri umani o due robot che celebrano questo avvenimento in uno stato di trascendenza e appagamento emotivo, entrambi mossi dal battito infinito dei loro cuori inarrestabili.
Oppure, come fa il computer di bordo HAL nel film di Stanley Kubrick “2001: Odissea nello spazio”, quando afferma: «So di aver preso alcune decisioni molto sbagliate recentemente, posso darvi la mia completa assicurazione che il mio lavoro tornerà alla normalità. Ho ancora il massimo entusiasmo e la massima fiducia nella missione. E voglio aiutarvi.»
coreografia, scene e costumi: Philippe Kratz
musica: Mark Pritchard, The Field
disegno luci: Carlo Cerri
MIDNIGHT YOUTH
Chandra Livia Candiani nella sua raccolta LA BAMBINA PUGILE del 2018 sulle fasi della crescita personale scrive
La vita nuova
arriva taciturna
dentro la vecchia vita
arriva come una morte
uno schianto
qualcuno che spintona così forte
un crollo
Di questi attimi di evoluzione e rivoluzione, della violenza che è l’invecchiamento, del ritrovarsi pers*, riscoprirsi disorientat*, parla Midnight Youth, sulle parole del cantautore americano Bradford Cox.
Il quintetto è un’ode al tempo sprecato, agli attimi intimi di crescita, un riconoscimento delle imprescindibili lotte solitarie, e perciò collettive, dell’adolescenza.
coreografia: Philippe Kratz
interpreti: Aldo Nolli, Matteo Capetola, Matilde Di Ciolo, Veronica Galdo, Niccolò Poggini
musica: Bradford Cox
DUSK
Ispirato in modo sottile a Aspettando Godot di Samuel Beckett (1952), Dusk si sviluppa come un duetto sospeso tra due esseri nello spazio, in attesa dell’oscurità – o forse dell’alba. Intorno a loro, un crepuscolo immutabile evoca un tempo che sembra rifiutarsi di scorrere. In questa dimensione sospesa, le composizioni per organo della musicista svedese contemporanea Anna von Hausswolff avvolgono la scena, dando respiro ai corpi e intensità al loro dialogo silenzioso.
L’atmosfera è insieme fragile e vibrante, pervasa da un senso di attesa e possibilità. Un viaggio coreografico intimo e suggestivo, dove ogni gesto racchiude un significato nascosto, tra luce e ombra, silenzio e suono.
coreografia, luci, costumi: Philippe Kratz
musica: Anna von Hausswolff, “Sacro Bosco” e “Theatre of Nature”




